Al Cairo si riaccende lo scontro fra cristiani e musulmani
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È improvvisamente riesploso lo scontro fra cristiani copti e musulmani ieri notte nel quartiere cristiano del Cairo. Durante una sparatoria fra un gruppo di fondamentalisti islamici e alcuni residenti del famoso quartiere a maggioranza copta, almeno dodici persone sono rimaste uccise e 150 ferite. Secondo quanto denunciato dai residenti del quartiere, alle radici dell’attacco ci sarebbero voci che vogliono una donna copta tenuta in ostaggio in chiesa perché pronta a convertirsi all’Islam. I preti della chiesa di Santa Mena avrebbero così pensato di impedirle la conversione, impedendole di venire allo scoperto.
Si è riacceso così un conflitto che sembrava sopito, dopo che quasi due mesi fa dieci cristiani erano rimasti uccisi in scontri settari nel quartiere popolare del Moqattam, a est del Cairo. Quella notte, un gruppo di fondamentalisti aveva attaccato una chiesa, aprendo fuoco indiscriminatamente sui passanti indifesi. Ma questa volta non tutti sono convinti della matrice islamica dell’attacco. Tamer, uno dei residenti del quartiere, giura che è stata tutta opera di alcuni teppisti, volenterosi di sollevare il caos per le strade del quartiere. Questi cosiddetti ‘teppisti’ (baltageya) ricoprono un ruolo famoso in Egitto: sono quei gruppi di malintenzionati al soldo dei potenti, il cui mestiere è provocare il caos su commissione e che arrivarono all’apice della loro (im)popolarità quando comparirono sulle prime pagine dei quotidiani internazionali dopo aver attaccato i manifestanti di Piazza Tahrir a dorso di cavallo e cammello, il 29 gennaio scorso.
Ma non è la prima volta che scontri di matrice religiosa vengono confusi con faide di altra natura. Molti in Egitto pensano che le esplosioni che distrussero le due Chiese di Alessandria prima delle celebrazioni per il Capodanno copto siano state opera dei servizi segreti volti ad aumentare la tensione nel paese, più che opera di un isolato gruppo di fondamentalisti islamici con pochissimo seguito in tutto l’Egitto.
La dissoluzione dell’ Amn ed-Dawla (l’odiato corpo dei servizi segreti) e la recente incarcerazione e condanna a 12 anni per l’ex ministro degli Interni Habib el-Adly non hanno fatto che dare più adito a questi sospetti. Già le manifestazioni (annunciate come anti-cristiane) che hanno bloccato per quasi una settimana la città meridionale di Qena non hanno tardato a rivelare la loro matrice non-religiosa. Lì i manifestanti hanno spontaneamente allentato la tensione quando un gruppo di fondamentalisti ha provato a rivendicare la paternità delle manifestazioni, sviando l’attenzione dai veri motivi proteste e attribuendo loro una matrice religiosa fuori contesto. Alla base di quelle manifestazioni, infatti, c’era la volontà di voltare pagina e lasciarsi alle spalle la corruzione e l’emarginazione dell’Alto Egitto voluta dall’Ancien Regime della cricca mubaracchiana, ancora rappresentata dal neo-nominato governatore Mikhail malvoluto da tutti gli abitanti della città, sia Musulmani che Cristiani. In un paese che ancora deve recuperare dalla grave crisi economica e sociale in cui è piombato dopo la storica rivoluzione del 25 Gennaio, al nuovo governo spetta l’arduo compito di stare al passo con le aspettative di un popolo che ha capito di essere in grado di poter cacciare un dittatore.
Più che odio religioso, sembra che alla base di questi scontri ci sia la quasi totale mancanza di forze di sicurezza a garantire l’ordine pubblico per le strade del Cairo post-rivoluzionario. Più di tre mesi fa ormai, la polizia si è vista obbligata a passare il testimone all’esercito, il giorno in cui le forze dell’ordine sono state surclassate e pubblicamente umiliate dalla folla di manifestanti accorsa a Piazza Tahrir per chiedere all’ex Presidente Hosni Mubarak di abbandonare il paese. Mentre in questi giorni la polizia fa solo gradualmente ritorno ai suoi presidi, il ruolo dell’esercito rimane limitato alla protezione di obiettivi sensibili, lasciando l’amministrazione dell’ordine pubblico alle ronde volontarie dei residenti di quartiere e al buon cuore della popolazione civile. È anche questa più o meno voluta mancanza di controllo a lasciare che le intenzioni molto poco religiose di un manipolo di estremisti si mischino a cose molto ma molto più grandi di loro.
il sito del Sole
